
Immaginate di trovarvi davanti al Cristo morto di Andrea Mantegna, uno dei dipinti più impressionanti della storia dell’arte, e di poter esplorare la sua composizione, comprendere la prospettiva che ha reso celebre l’opera e ricostruirne ogni dettaglio attraverso una voce che vi accompagna, senza dover guardare uno schermo o maneggiare uno smartphone. Per moltissime persone un’esperienza simile potrebbe sembrare semplicemente una versione evoluta della classica audioguida. Per altre, invece, rappresenta una possibilità concreta di vivere il museo con maggiore autonomia. E forse è proprio questa la direzione più interessante che l’intelligenza artificiale possa prendere: smettere di essere soltanto una tecnologia capace di stupirci e diventare uno strumento che modifica positivamente il nostro rapporto con il mondo. Alla Pinacoteca di Brera di Milano, dal 13 ottobre 2026, questa prospettiva assume una forma molto concreta grazie a Sensing Art – Capolavori oltre lo sguardo, un progetto sperimentale che utilizza gli AI glasses sviluppati da Meta ed EssilorLuxottica per rendere alcuni capolavori del museo più accessibili alle persone cieche e ipovedenti. Un’iniziativa che mette insieme ricerca tecnologica, divulgazione artistica e inclusione, ponendo una domanda tutt’altro che banale: quanto della nostra esperienza culturale dipende realmente dalla vista e quanto, invece, dal modo in cui qualcuno riesce a raccontarci ciò che abbiamo davanti?
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Meta, Pinacoteca di Brera ed EssilorLuxottica, insieme all’Associazione Nazionale Subvedenti (ANS), all’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti (UICI) e alla Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano. Una rete di competenze che racconta già qualcosa di importante: sviluppare una tecnologia accessibile significa confrontarsi con le esigenze reali delle persone che dovranno utilizzarla, non limitarsi a immaginare soluzioni dall’interno di un laboratorio. La sperimentazione, presentata ufficialmente il 13 ottobre, non nasce infatti dal nulla, ma amplia un lavoro che Brera porta avanti da quasi dieci anni attraverso DescriVedendo, un metodo sviluppato dall’ANS e utilizzato dai Servizi Educativi della Pinacoteca per costruire descrizioni estremamente precise delle opere d’arte. Un approccio che appartiene alla filosofia della slow art, quell’idea di fruizione culturale che invita a rallentare, osservare con attenzione e concedere a un dipinto il tempo necessario per raccontare qualcosa. La cosa che trovo più affascinante è il modo in cui questa esperienza ribalta una delle abitudini più radicate della nostra cultura digitale. Siamo continuamente immersi in immagini, video brevissimi e contenuti che competono per conquistare pochi secondi della nostra attenzione. Persino nei videogiochi, un medium che amo particolarmente, rischiamo qualche volta di attraversare ambientazioni straordinarie pensando soltanto al prossimo obiettivo da completare. DescriVedendo propone praticamente l’opposto: fermarsi, ascoltare, ricostruire mentalmente gli spazi e lasciarsi guidare dai particolari. Le descrizioni morfologiche, elaborate e validate attraverso un procedimento specifico, non si limitano a identificare i soggetti di un quadro, ma raccontano la disposizione delle figure, i colori, le relazioni spaziali e gli elementi della composizione. Sono testi progettati per essere comprensibili e accurati, con una qualità che viene verificata prima della certificazione. Una metodologia pensata per le persone con disabilità visiva, ma capace di offrire una lettura più consapevole dell’arte anche a chi vede perfettamente.
Gli occhiali intelligenti trasformano questo patrimonio narrativo in un’esperienza da vivere a mani libere. Attraverso l’applicazione ufficiale Grande Brera, gli smart glasses utilizzano la fotocamera integrata per riconoscere i dipinti compresi nel percorso e permettono di ascoltare direttamente dagli altoparlanti montati sulla montatura i contenuti dedicati. Non occorre quindi tenere continuamente uno smartphone in mano per avviare le spiegazioni. Ogni opera dispone di tre differenti approfondimenti: una descrizione morfologica, un inquadramento storico-artistico e un racconto biografico dell’autore. Sono disponibili anche brevi indicazioni audio per accompagnare il passaggio da un dipinto all’altro. Il sistema sfrutta una modalità di ascolto open-ear, che non isola completamente l’orecchio dall’ambiente circostante e permette di continuare a percepire le voci, i rumori e gli altri segnali sonori presenti nelle sale. Un dettaglio apparentemente secondario, ma particolarmente rilevante in un contesto dove l’orientamento e la consapevolezza dello spazio contribuiscono alla qualità dell’esperienza.
Pensare a un’intelligenza artificiale capace di riconoscere ciò che si trova davanti alla fotocamera può ricordare certe interfacce fantascientifiche, dagli scanner dei videogiochi ai visori dei protagonisti cyberpunk. La differenza è che qui l’obiettivo non è sovrapporre statistiche, missioni o informazioni spettacolari alla realtà, ma ridurre gli ostacoli che separano una persona dal patrimonio culturale. E il risultato non dipende esclusivamente dalla potenza dell’algoritmo. La vera qualità dell’esperienza nasce dall’incontro tra il riconoscimento tecnologico e le descrizioni costruite da professionisti, ricercatori e persone coinvolte nei processi di validazione. L’AI diventa così un’interfaccia per accedere a contenuti culturali già studiati e verificati, anziché pretendere di sostituire il lavoro degli storici dell’arte. Un confine importante, soprattutto in un periodo nel quale siamo abituati a vedere sistemi generativi rispondere con grande sicurezza anche a domande per cui non possiedono informazioni affidabili.
Il percorso comprende otto capolavori della Pinacoteca di Brera, attraversando epoche, linguaggi e sensibilità artistiche molto diverse. Si passa dal Cristo morto di Andrea Mantegna allo Sposalizio della Vergine di Raffaello, dalla Pala Montefeltro di Piero della Francesca alla Cena in Emmaus di Caravaggio, fino al celeberrimo Bacio di Francesco Hayez. Completano l’itinerario Il ritrovamento del corpo di san Marco di Tintoretto, Cristo e la Samaritana al pozzo di Annibale Carracci e il Portarolo seduto con cesta a tracolla, uova e pollame di Giacomo Ceruti. Una selezione particolarmente interessante perché mette in dialogo approcci visivi completamente differenti: la costruzione geometrica dello spazio rinascimentale, il realismo drammatico di Caravaggio, la narrazione romantica di Hayez e l’attenzione di Ceruti per le persone comuni. Provate a immaginare quanto possa cambiare la comprensione di un dipinto ascoltando una descrizione che ne ricostruisce lentamente l’organizzazione, anziché ricevere soltanto il nome dell’artista e qualche informazione sulla datazione.
Accanto alle audiodescrizioni, l’ecosistema degli occhiali intelligenti introduce ulteriori possibilità attraverso strumenti come Meta AI e Be My Eyes, il servizio che mette in collegamento persone cieche o ipovedenti con volontari vedenti e forme di assistenza visiva. Sono funzionalità interessanti soprattutto perché ampliano il concetto di supporto oltre la spiegazione di un’opera, pur senza trasformare gli occhiali in una soluzione universale per ogni difficoltà di orientamento. Le indicazioni audio, l’assistenza umana e il riconoscimento delle immagini rimangono strumenti complementari, ciascuno con possibilità e limiti differenti. Vale la pena ricordarlo: l’autonomia non consiste nel fare necessariamente tutto da soli, ma nell’avere la libertà di decidere come vivere un’esperienza, quando richiedere aiuto e quanto tempo dedicare a ciò che suscita curiosità. E un museo realmente accessibile deve occuparsi anche degli spazi, dei percorsi, della formazione del personale e delle modalità di accoglienza, non soltanto dei dispositivi tecnologici.
Anche per questo considero particolarmente significativa la partecipazione delle associazioni che rappresentano le persone con disabilità visiva. Il principio del «Nulla su di noi senza di noi» dovrebbe essere una regola fondamentale in qualsiasi progetto di innovazione inclusiva. Troppo spesso, infatti, il mondo tecnologico racconta l’accessibilità come una caratteristica aggiunta a un prodotto già realizzato, quasi fosse una funzione opzionale da attivare nelle impostazioni. Progetti come Sensing Art suggeriscono un approccio diverso: partire dalle esigenze concrete degli utenti e costruire attorno a quelle esigenze un’esperienza che utilizzi la tecnologia soltanto dove può offrire un vantaggio reale. Naturalmente siamo ancora davanti a una sperimentazione, non a una rivoluzione già completata. Saranno l’utilizzo effettivo, i riscontri dei visitatori e la possibilità di estendere il modello ad altre istituzioni a dimostrare quanto questa soluzione possa essere efficace nel tempo.
Per chi desidera provare personalmente Sensing Art alla Pinacoteca di Brera, gli occhiali vengono messi a disposizione gratuitamente, con prenotazione obbligatoria, presso l’info point del museo dal martedì al venerdì, dalle 10:00 alle 16:30. È necessario scrivere a educazione@pinacotecabrera.org indicando giorno, orario ed eventuali esigenze di supporto logistico. Il materiale è attualmente disponibile in italiano e la Pinacoteca prevede anche una versione inglese. Tutte le informazioni sono consultabili sul sito ufficiale della Pinacoteca di Brera, mentre il progetto è stato presentato attraverso il comunicato ufficiale di EssilorLuxottica.
La domanda più interessante, però, riguarda ciò che potrebbe accadere dopo Brera. Immaginiamo una tecnologia analoga applicata ai musei archeologici, alle esposizioni scientifiche, ai castelli medievali o alle collezioni dedicate alla storia del cinema e del fumetto. Pensiamo a quanto potrebbe essere utile raccontare attraverso descrizioni accurate un reperto, un costume cinematografico o una tavola originale, consentendo a ogni visitatore di accedere alle informazioni secondo modalità differenti. Perché l’accessibilità culturale non dovrebbe rappresentare un’esperienza separata da quella degli altri visitatori, ma contribuire a progettare musei migliori per tutti. Sensing Art non elimina le barriere con una semplice innovazione hardware, ma indica una strada nella quale intelligenza artificiale, competenza umana e progettazione inclusiva possono lavorare insieme. E forse il vero futuro degli smart glasses non sarà mostrarci continuamente qualcosa in più, ma permettere a un numero maggiore di persone di scoprire ciò che finora è rimasto fuori dalla loro portata.
Voi che ne pensate? Vorreste vedere queste tecnologie anche nei musei delle vostre città, magari integrate con esperienze tattili, contenuti interattivi e percorsi dedicati alla cultura pop? Raccontateci le vostre idee e continuiamo a parlarne nella community di CorriereNerd.it, sulla nostra pagina Facebook, nel gruppo Satyrnet, su Instagram, YouTube, X, Telegram e LinkedIn. Perché immaginare un futuro più accessibile è molto più interessante se possiamo contribuire tutti a costruirlo.
L’articolo Sensing Art: a Brera l’intelligenza artificiale permette di scoprire l’arte oltre lo sguardo proviene da CorriereNerd.it – Il magazine nerd by Satyrnet.


