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7 Ottobre 2026 da Gianluca Falletta

The Lord of the Rings torna a teatro: nel 2027 la Terra di Mezzo riparte con The Epic Stage Adventure

The Lord of the Rings torna a teatro: nel 2027 la Terra di Mezzo riparte con The Epic Stage Adventure
7 Ottobre 2026 da Gianluca Falletta

«Not all those who wander are lost». Poche frasi della letteratura fantasy hanno avuto una seconda vita così ostinata fuori dalla pagina, stampate sulle magliette, tatuate sulle braccia, trasformate in mantra da viaggio e citate ogni volta che qualcuno decide di imboccare una strada senza sapere esattamente dove porterà. Stavolta la frase di Tolkien sembra quasi scritta apposta per una produzione teatrale che di strade ne ha percorse parecchie, comprese quelle decisamente accidentate. The Lord of the Rings tornerà infatti a mettersi in viaggio nel 2027 con The Lord of the Rings – The Epic Stage Adventure, nuova fase dell’avventura teatrale ispirata alla trilogia di J.R.R. Tolkien, annunciata per Europa e Medio Oriente a partire da ottobre. Il sito ufficiale della produzione conferma già questa nuova stagione internazionale, mentre ulteriori date dovranno essere comunicate. Per un appassionato cresciuto misurando il fantasy prima sulle mappe stampate in fondo ai romanzi e poi sui fotogrammi della trilogia di Peter Jackson, l’idea di vedere la Terra di Mezzo ricostruita davanti a un pubblico continua ad avere qualcosa di irresistibile. Anche perché il teatro possiede una qualità che cinema, streaming e videogame non possono replicare davvero: tutto avviene nello stesso spazio fisico dello spettatore. Un Nazgûl che compare a pochi metri dalla platea, un Ent mosso da attori e meccanismi, Gollum costruito attraverso corpo e interpretazione oppure Shelob che invade la scena producono un tipo di stupore differente dalla perfezione digitale. L’occhio sa che qualcuno, dietro quella creatura, sta tirando una fune, muovendo una struttura, governando una luce. E invece di rompere l’illusione la rende, stranamente, ancora più preziosa.

La storia di questo Signore degli Anelli musical è quasi una saga parallela degna dei libri che cerca di adattare. La prima incarnazione arrivò a Toronto nel 2006 e rappresentava un’impresa teatrale gigantesca, seguita l’anno successivo dalla versione londinese al Theatre Royal Drury Lane. La produzione del West End trasformò radicalmente il teatro, utilizzando una complessa piattaforma scenica mobile e portando scenografie ed elementi della Terra di Mezzo verso la platea; costò circa 12,5 milioni di sterline, una cifra enorme per l’epoca, e arrivò comunque a totalizzare 492 rappresentazioni prima della chiusura nel luglio 2008. Era teatro concepito secondo una logica quasi da grande attrazione: scala monumentale, automazioni, creature, trasformazioni dello spazio, spettacolo prima ancora che spettacolo musicale. Proprio qui la storia diventa interessante, perché anni dopo qualcuno ha avuto l’intuizione di fare quasi il contrario. Nel 2023 il minuscolo Watermill Theatre, sala da appena 200 posti nel Berkshire inglese, ha recuperato quell’opera trasformandola in qualcosa di più intimo, fisico e artigianale. La regia di Paul Hart ha riavvicinato Tolkien agli Hobbit anche nella forma stessa dello spettacolo: interpreti che diventano musicisti, musica eseguita dal vivo, scenografie capaci di suggerire invece di riprodurre ossessivamente, pupazzi, movimento, proiezioni e pubblico inglobato nello spazio narrativo. La produzione ha conquistato diversi riconoscimenti, compreso il WhatsOnStage Award come Best Regional Production, diventando poi la base per le successive tappe internazionali.

La musica, oltretutto, rappresenta uno degli elementi più curiosi dell’intero progetto. Dimentichiamo per un attimo Howard Shore e quella grammatica sonora ormai inseparabile dalle immagini di Peter Jackson: qui il viaggio passa attraverso le composizioni di A.R. Rahman, dei finlandesi Värttinä e di Christopher Nightingale, con una tavolozza folk che sembra voler recuperare la dimensione orale della Terra di Mezzo. È una scelta che trovo molto più coerente con Tolkien di quanto possa sembrare inizialmente. Le sue storie sono piene di canzoni, poesie, filastrocche, racconti tramandati, genealogie recitate, ballate ascoltate davanti al fuoco. La musica appartiene alla struttura profonda di quel mondo, non funziona semplicemente come accompagnamento. Trasformare quindi Frodo, Sam, Merry, Pipino e gli altri personaggi in figure capaci di raccontare la propria avventura anche attraverso strumenti suonati fisicamente davanti al pubblico riporta la saga verso qualcosa di antico, quasi da compagnia itinerante che arriva in una città, apre i bauli e comincia a raccontare una leggenda. Lo spettacolo nato al Watermill ha portato questa idea a Chicago nel 2024, poi ad Auckland e attraverso l’Australia nel 2025, fino alla première asiatica di Singapore. Una produzione nata in uno spazio piccolissimo si è trasformata così in un format internazionale senza perdere quella strana sensazione di racconto condiviso, molto diversa dalla ricerca del gigantismo che aveva caratterizzato l’incarnazione originale.

The Lord of the Rings – The Epic Stage Adventure sembra ora voler aprire un altro capitolo di questa genealogia teatrale. Il sito ufficiale indica l’avvio della nuova tournée tra Europa e Medio Oriente da ottobre 2027, accanto a ulteriori produzioni previste nel Regno Unito, in Irlanda e in Nord America. Le informazioni diffuse nelle ore dell’annuncio indicano inoltre Istanbul come punto di partenza della nuova avventura internazionale, con Bruce Guthrie alla regia, ma il calendario dettagliato delle città europee non risulta ancora pubblicato integralmente sul portale ufficiale, che invita infatti ad attendere ulteriori date. Meglio quindi resistere alla tentazione, molto hobbit e molto umana, di disegnare già l’intero itinerario sulla mappa. Quello che sappiamo permette però di intuire l’ambizione del progetto: prendere l’intimità conquistata dalla rinascita del 2023 e riportarla verso una scala nuovamente epica, senza ricadere necessariamente nella corsa tecnologica del musical originale.

Da persona che osserva da anni parchi, spettacoli ed esperienze immersive, trovo affascinante soprattutto questo cortocircuito. Spesso immaginiamo l’immersione come una questione di LED wall giganteschi, tracking, projection mapping e quantità industriali di pixel; il teatro continua invece a ricordarci che un pezzo di stoffa mosso bene, una creatura realizzata con un pupazzo convincente, una luce che cambia al momento giusto e venti persone perfettamente sincronizzate possono aprire un portale verso Mordor con una potenza sorprendente. Tolkien, dopotutto, costruiva mondi usando parole stampate sulla carta. Il resto lo facevamo noi. Forse il vero test di questa nuova Epic Stage Adventure sarà proprio capire quanta Terra di Mezzo riuscirà a lasciare all’immaginazione dello spettatore mentre Frodo riprenderà ancora una volta la strada verso il Monte Fato.

E poi rimane la domanda inevitabile per noi italiani: questa nuova tournée europea porterà finalmente The Lord of the Rings anche su un grande palcoscenico italiano? Per ora la mappa conserva ancora parecchie zone bianche. E conoscendo la Compagnia, probabilmente è proprio da lì che comincia la parte interessante del viaggio.

Se anche voi state già preparando mantello, lembas e playlist orchestral-folk, raccontateci dove vorreste vedere lo spettacolo e continuate il viaggio con la community di CorriereNerd.it, magazine di Satyrnet dedicato alla cultura nerd e pop. Ci trovate sulla pagina Facebook di Satyrnet, nel gruppo Facebook, su Instagram, YouTube, X, Telegram e LinkedIn.

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