
Per una generazione di coasterhead X2 non è mai stata semplicemente una montagna russa. Era quella roba che vedevi nei primi video compressi sul web, nelle classifiche dei coaster più folli del pianeta, nei forum americani letti a notte fonda chiedendoti se una cosa del genere fosse davvero costruibile oppure se stessi guardando qualche esperimento digitale sfuggito a RollerCoaster Tycoon. Il treno saliva con i passeggeri rivolti all’indietro, raggiungeva il bordo della struttura e poi il mondo smetteva di funzionare secondo coordinate comprensibili: il binario cadeva, i sedili ruotavano indipendentemente dal telaio, il corpo guardava verso terra e persino un appassionato abituato a drop, inversioni e airtime finiva per perdere per qualche secondo la distinzione fra sopra, sotto, avanti e indietro. Quella macchina impossibile si chiamava X, poi X2, e dal 29 settembre 2026 appartiene ufficialmente alla storia dei parchi divertimento. Six Flags Magic Mountain ha annunciato il ritiro permanente dell’attrazione dopo la chiusura avvenuta a luglio e mesi segnati da indagini, gravi casi medici e cause legali. Il presidente del parco Brian Oerding ha spiegato che X2 aveva continuato a superare molteplici test di sicurezza, ma che Six Flags ha comunque scelto di ritirarla perché riteneva fosse «la cosa giusta da fare», citando esplicitamente anche l’impatto sulla fiducia degli ospiti. Più di 16 milioni di persone, secondo il parco, avevano viaggiato su X2 dalla sua trasformazione del 2008.
La storia merita però di essere raccontata dall’inizio, perché difficilmente il mondo dell’amusement rivedrà qualcosa di simile. X aprì al pubblico il 12 gennaio 2002, dopo una preview per gli abbonati alla fine del 2001, e rappresentava il prototipo del concetto 4th Dimension di Arrow Dynamics, sviluppato dal designer Alan Schilke. L’idea rompeva una delle regole implicite del roller coaster tradizionale: il treno non doveva più limitarsi a seguire il binario. I passeggeri sedevano ai lati della struttura centrale, su enormi vetture “alate”, mentre una coppia supplementare di rotaie comandava meccanicamente la rotazione controllata dei sedili. Il risultato era un coaster con quattro rail e un secondo movimento coreografato che si sovrapponeva a quello del treno. Significa che una discesa poteva contemporaneamente trasformarsi in una rotazione in avanti, un raven turn poteva modificare ancora l’orientamento del corpo e il cervello riceveva informazioni che sembravano arrivare da attrazioni differenti tutte insieme. Il tracciato si sviluppava per circa 1.100 metri, raggiungeva un’altezza massima di 53 metri e affrontava un first drop di circa 65,5 metri, inclinato di 88,5 gradi, durante il quale il treno arrivava a una velocità massima di 122 km/h.
Guardandola con gli occhi di chi conosce un po’ le dinamiche produttive dei parchi, X appare ancora più assurda. I prototipi normalmente vengono addomesticati, testati in scala, fatti crescere poco alla volta; qui, al contrario, una tecnologia praticamente inedita fu trasformata immediatamente in una gigantesca signature ride destinata a uno dei parchi più competitivi d’America. Era l’epoca della famosa “coaster war”, quella corsa quasi muscolare fra destinazioni statunitensi per conquistare record, titoli e attenzione mediatica. Magic Mountain voleva qualcosa che non sembrasse semplicemente più alto o più veloce. Voleva qualcosa che non esistesse. X arrivò con tutta la meraviglia e tutti i problemi che una scelta simile poteva comportare. Il progetto accumulò ritardi, il debutto slittò e Arrow Dynamics attraversò la propria crisi finanziaria proprio durante quella fase; sarebbe stata l’ultima installazione coaster dell’azienda. Anche dopo l’apertura la macchina richiese interventi e nel giugno 2002 venne temporaneamente fermata per problemi relativi al movimento di un sedile rotante. Una follia industriale, nel senso più affascinante e insieme più problematico che la parola può assumere nel settore amusement.
Poi arrivò la seconda vita. A fine 2007 Six Flags decise di investire 10 milioni di dollari per trasformare X in X2, e qui il progetto assunse quella personalità quasi da videoclip heavy metal che molti ricordano ancora oggi. S&S Power, erede tecnologica di Arrow, partecipò all’upgrade; i nuovi veicoli erano considerevolmente più leggeri, circa 1.700 libbre in meno per vettura rispetto ai precedenti, arrivarono nuovi sistemi di restraint, modifiche ai wheel assembly e soprattutto una componente sensoriale che anticipava parecchio il modo contemporaneo di concepire una thrill ride. Audio onboard, luci, nebbia, fiamme. Non più soltanto dinamica del coaster, insomma, ma una rudimentale forma di storytelling fisico: il movimento diventava parte di una sequenza audiovisiva. X2 riaprì il 24 maggio 2008, e persino a quasi vent’anni di distanza quella trasformazione conserva qualcosa di sorprendentemente moderno. Era un’attrazione che ti aggrediva intenzionalmente con stimoli differenti, fino alla colonna sonora capace di passare da Metallica e Aerosmith ai Beastie Boys e ai Rage Against the Machine. Non proprio il sottofondo da ascensore di un resort, diciamo.
Poi la storia smette di essere romantica, e qui serve usare parole molto più precise di quelle che spesso circolano sui social. X2 era nota fra gli appassionati per essere una ride particolarmente intensa e, a seconda del treno e della posizione, anche ruvida; questo però non permette di trasformare automaticamente una percezione da coasterhead in una spiegazione medica degli eventi successivi. Il 12 luglio 2026 Six Flags fermò l’attrazione mentre Cal/OSHA avviava un’indagine relativa a un episodio del 5 luglio. Durante quello stesso mese Pamela Guillen e Naomi Greer-Wilkinson subirono gravi emorragie cerebrali dopo aver viaggiato su X2 a sei giorni di distanza e furono sottoposte a chirurgia d’urgenza; secondo quanto riferito nelle successive inchieste giornalistiche, i medici che le avevano in cura collegavano i traumi alle brusche variazioni di movimento sperimentate sulla ride. A settembre gli avvocati dei querelanti hanno inoltre dichiarato di essere stati contattati da oltre cento persone che sostengono di aver riportato lesioni cerebrali dopo aver viaggiato su X2 negli ultimi due anni. Quelle restano allegazioni oggetto di contenzioso, non cento casi giudiziariamente accertati, distinzione fondamentale in una vicenda ancora aperta. Six Flags ha evitato di commentare le cause pendenti, mentre in precedenti procedimenti S&S aveva contestato l’ipotesi che il coaster fosse responsabile dei traumi indicati.
Il precedente più doloroso risale al 2022. Christopher Hawley, 22 anni, morì il giorno successivo a un giro su X2 dopo aver accusato dolore alla testa ed essere collassato; la sua famiglia avviò una causa per wrongful death contro il parco e la vicenda si è conclusa con un accordo riservato nell’agosto 2026. Six Flags aveva contestato le accuse formulate nella causa. Proprio questa complessità rende riduttivo raccontare la fine di X2 come la semplice demolizione di un “coaster troppo estremo”, così come sarebbe fuori luogo trasformare il suo ritiro in una celebrazione nostalgica ignorando ciò che è accaduto alle persone coinvolte. La cultura dei parchi vive da sempre su un equilibrio delicatissimo: vogliamo provare qualcosa che il nostro corpo interpreti come impossibile, mantenendo però la certezza razionale che qualcuno abbia progettato, controllato e verificato ogni elemento proprio perché quell’impossibile resti confinato alla percezione. Se quella fiducia si incrina, il rapporto fra attrazione e pubblico cambia completamente. Le parole usate dallo stesso Oerding sono significative: Six Flags non afferma nel comunicato che i test abbiano individuato un difetto, anzi sostiene che X2 avesse superato ripetutamente i controlli, ma riconosce che la fiducia degli ospiti era stata compromessa.
Rimane poi un pezzo di storia dell’ingegneria dell’entertainment che non sparisce insieme alla struttura californiana. L’idea sopravvive in coaster come Eejanaika al Fuji-Q Highland, aperto in Giappone nel 2006, e Dinoconda in Cina, inaugurato nel 2012: quindi parlare della chiusura di X2 come della “fine dei 4D coaster” sarebbe suggestivo, ma non corretto. Roller Coaster DataBase continua a registrare entrambi come operativi. X2 resta però la macchina dalla quale tutto questo discende, il prototipo mastodontico che prese un’idea quasi folle e dimostrò che un coaster poteva manipolare non soltanto velocità, altezza e accelerazioni, ma persino l’orientamento individuale del passeggero. Visto oggi sembra quasi un antenato meccanico di quella ricerca sull’immersione che ha invaso parchi, dark ride ed esperienze contemporanee: non mostrarti semplicemente qualcosa, ma sabotare per qualche minuto il modo in cui percepisci lo spazio.
Quale sarà il destino della sua enorme massa d’acciaio, invece, al momento non è stato annunciato. Parlare già di retracking, conversioni RMC, interventi B&M o reincarnazioni tecnologiche significa entrare nella zona delle fantasie da forum, bellissime da discutere ma prive per ora di conferme ufficiali. Quello che sappiamo è molto più semplice e, per chi ha seguito i coaster dagli anni dei forum fino alle POV in 4K, anche stranamente malinconico: il treno di X2 non tornerà a salire quella lift hill. Rimarranno i video, i racconti di chi l’ha affrontata, quella silhouette rossa e nera immediatamente riconoscibile e soprattutto una domanda che il mondo dei parchi prima o poi deve sempre affrontare: quanto può spingersi lontano una thrill ride prima che l’intensità smetta di essere soltanto parte dello spettacolo? Su X2 continueremo probabilmente a discutere per anni, tra memoria, ingegneria, sicurezza e quell’irresistibile desiderio nerd di capire come diavolo qualcuno, a un certo punto, abbia davvero pensato di costruire una cosa simile.
Se X2 era anche nella vostra bucket list, o avete avuto la fortuna di provarla, raccontateci cosa rappresentava per voi e continuiamo la conversazione sui canali di CorriereNerd.it: Facebook Satyrnet, gruppo Facebook della community, Instagram, YouTube, X, Telegram e LinkedIn. corrierenerd per chatgpt
L’articolo Addio a X2: Six Flags Magic Mountain chiude per sempre il coaster che inventò la quarta dimensione proviene da CorriereNerd.it – Il magazine nerd by Satyrnet.


