Prima dei reel, dei temporary store e dei peluche personalizzati, tutto cominciava con il rumore metallico di una moneta, il lampeggiare di un flipper e quella miscela di luci, musica elettronica e attesa che trasformava una sala giochi in un piccolo portale verso un’altra dimensione. Per raccontare davvero Cucciolab bisogna partire da qui, dalla storia della famiglia Bonaccorsi e da Extraball, nome capace di riaccendere immediatamente la memoria di intere generazioni di romani cresciuti tra cabinati arcade, biliardi, air hockey e sfide consumate fino all’ultimo gettone. Andrea Bonaccorsi appartiene a quel mondo per biografia prima ancora che per professione: racconta di essere nato dentro il settore dell’intrattenimento e di aver fatto da bambino persino i compiti appoggiato a un flipper, immagine talmente perfetta da sembrare scritta per un film di formazione nerd. Dietro di lui affiora la figura di suo padre Alvaro, partito da un jukebox e arrivato, durante gli anni Ottanta, a sviluppare una rete di sale giochi diventata parte del paesaggio popolare della Capitale. La sede di Piazza Pio XI rappresentava molto più di un esercizio commerciale; era una piazza digitale ante litteram, un luogo fisico dove ci si incontrava, si osservavano i giocatori più forti, si imparavano mosse e trucchi guardando sopra la spalla di uno sconosciuto e si costruivano amicizie molto prima che forum, lobby online e piattaforme social trasferissero quelle stesse dinamiche davanti a uno schermo domestico. La storia di Extraball e della famiglia Bonaccorsi appartiene quindi alla cultura del gaming romano, ma racconta anche qualcosa di più ampio: la capacità di leggere il divertimento come relazione tra persone, spazio e gesto.
Ho conosciuto Extraball da frequentatore e da osservatore professionale dell’entertainment, attraversando quel passaggio delicato in cui le vecchie sale giochi hanno dovuto capire se restare prigioniere della nostalgia oppure trasformarsi. Console sempre più potenti, smartphone e gaming online avevano portato nelle case ciò che una volta si poteva trovare soltanto davanti a un cabinato. Continuare a offrire esclusivamente macchine non bastava più; serviva ripensare la permanenza, il pubblico family, le feste, la socialità e il rapporto fra attrazione e ospitalità. Andrea e Marzio Bonaccorsi hanno raccolto l’esperienza costruita da Alvaro senza trattarla come una reliquia da conservare sotto vetro. Da quella cultura operativa, maturata tra gestione quotidiana, manutenzione, pubblico reale e cambiamenti del mercato, si sviluppa Crazy Fun, realtà che oggi progetta e gestisce soluzioni dedicate al family entertainment e al leisure. Il suo racconto aziendale rivendica un patrimonio maturato lungo oltre sessant’anni, dai jukebox e dai flipper fino ai format contemporanei, alle installazioni digitali e alle esperienze pensate per centri commerciali, resort, cinema, parchi ed eventi. Non una rottura con Extraball, dunque, bensì una sua evoluzione naturale: cambia la tecnologia, cambia l’estetica, cambia il modo in cui condividiamo un ricordo, mentre resta intatta l’idea che il pubblico debba fare qualcosa e non limitarsi a osservare. Crazy Fun descrive la propria identità attraverso un approccio sviluppato sul campo, legato alla sostenibilità economica delle attrazioni e alla loro capacità di produrre coinvolgimento concreto. Un dettaglio importante, perché nel settore leisure le idee più spettacolari sulla carta possono rivelarsi fragilissime appena incontrano flussi, costi, tempi di gestione e aspettative delle famiglie.
Cucciolab nasce dentro questa traiettoria e ne rappresenta forse la forma più tenera, immediata e contemporanea. Il punto di partenza è un peluche ancora vuoto, una sagoma morbida che il visitatore sceglie tra animali e creature differenti. Poi arriva il macchinario per l’imbottitura, azionato attraverso un pedale: l’ovatta riempie lentamente il corpo, il bambino osserva la trasformazione e può decidere quanto rendere soffice il proprio nuovo compagno. Sembra un’operazione semplicissima, quasi artigianale, eppure racchiude una lezione fondamentale di design esperienziale. Il prodotto non appare già completato su uno scaffale, ma prende forma davanti al suo futuro proprietario, che partecipa direttamente alla creazione e sviluppa un legame prima ancora di portarlo via. Poco prima della chiusura viene inserito il cuore del desiderio, accompagnato da un pensiero personale; la personalizzazione può includere anche un dispositivo capace di simulare il battito oppure un modulo sonoro sul quale registrare una voce, una frase, una dedica. Seguono il guardaroba, gli accessori, la scelta del nome e il certificato di nascita, ultimo atto di un’adozione simbolica che trasforma il pupazzo in personaggio. La presentazione ufficiale di Cucciolab parla infatti di un piccolo viaggio costruito attorno alla scelta, alla nascita, allo stile e alla registrazione del cucciolo. Parole semplici, sostenute però da una regia precisa.
Chi progetta esperienze riconosce immediatamente la differenza tra una sequenza di vendita e una micro-narrazione. Premere il pedale non serve soltanto a muovere una macchina, inserire il cuore non equivale a completare l’assemblaggio, scegliere un vestito non rappresenta un’aggiunta meramente commerciale. Ogni azione porta avanti una storia nella quale il visitatore occupa il ruolo principale. Il cucciolo diventa un avatar affettivo, qualcosa di vicino alla creatura scelta all’inizio di un videogioco, al personaggio costruito durante una sessione di gioco di ruolo o alla prima parte di un cosplay, ancora incompleta ma già carica di identità. Il bambino vive la nascita; il genitore osserva, suggerisce, registra il momento e spesso si lascia coinvolgere più del previsto. Anche adulti, coppie, collezionisti e appassionati di cultura kawaii possono riconoscersi in questo linguaggio, perché il peluche ha smesso da tempo di appartenere esclusivamente all’infanzia. Pokémon, mascotte Sanrio, creature dei videogiochi cozy e character design giapponese hanno trasformato questi oggetti in compagni emotivi, elementi d’arredo, ricordi di viaggio e dichiarazioni di appartenenza a un fandom. Cucciolab intercetta tale sensibilità senza sovraccaricarla di tecnologia: usa una macchina visibile, materiali da toccare, abiti da scegliere e un rito da ricordare. L’innovazione, a volte, consiste nel mettere il gesto giusto al posto giusto.
La natura itinerante amplia ulteriormente il potenziale del format. Cucciolab può entrare in centri commerciali, ristoranti per famiglie, feste private e manifestazioni dedicate alla cultura pop, adattando la propria presenza senza perdere riconoscibilità. Il sito ufficiale lo propone alle strutture come attività capace di aumentare traffico, permanenza ed engagement, mentre Crazy Fun lo presenta tra i propri format proprietari dedicati al leisure. La partecipazione annunciata a San Marino Comics 2026 mostra quanto il progetto possa dialogare naturalmente anche con cosplay, fandom e immaginari nerd. Per chi non raggiunge una tappa fisica rimane inoltre disponibile lo shop digitale, attraverso il quale scegliere il cucciolo, personalizzarlo con gli outfit e riceverlo a casa. L’esperienza online conserva il valore della scelta, mentre quella dal vivo aggiunge il suono della macchina, l’attesa, la fotografia e soprattutto la reazione, elementi impossibili da inserire dentro una semplice scheda prodotto.
La fortuna social di Cucciolab deriva da questa trasformazione autentica, già perfettamente leggibile nel formato verticale di Reel e TikTok. Una sagoma vuota acquista volume, un cuore viene affidato al peluche, gli abiti ne cambiano l’identità, il nome completa la storia e il sorriso finale offre al video una conclusione naturale. Nessuna coreografia costruita a tavolino potrebbe risultare altrettanto efficace, perché la condivisione nasce dall’esperienza stessa. In fondo Andrea Bonaccorsi continua a lavorare sulla medesima intuizione imparata tra i flipper di Extraball: una macchina diventa davvero interessante soltanto attraverso ciò che fa provare alle persone. Cambiano il gettone, il pubblico e il linguaggio visivo; oggi al posto del punteggio luminoso rimane un cucciolo da stringere e raccontare, magari con una voce registrata dentro. Il filo che unisce Alvaro, Extraball, Crazy Fun e Cucciolab passa attraverso decenni di intrattenimento italiano e arriva fino a una domanda molto semplice, perfetta per la nostra community: quale creatura sceglieremmo e quale desiderio affideremmo al suo piccolo cuore prima dell’ultima cucitura?
L’articolo Cucciolab, il peluche diventa esperienza: l’idea di Andrea Bonaccorsi che parla il linguaggio dei social proviene da CorriereNerd.it – Il magazine nerd by Satyrnet.
