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28 Agosto 2026 da Gianluca Falletta

Il Piccolo Museo del Fumetto di Bibbiena: le comic strip trovano casa in biblioteca

Il Piccolo Museo del Fumetto di Bibbiena: le comic strip trovano casa in biblioteca
28 Agosto 2026 da Gianluca Falletta

Una striscia disegnata accompagna il pubblico lungo la scala della biblioteca di Bibbiena e sembra quasi anticipare ciò che sta accadendo qualche metro più avanti: il fumetto non viene convocato come ospite occasionale, utile a riempire una sala per qualche settimana, ma entra stabilmente nella vita culturale della città. Il Piccolo Museo del Fumetto nasce da un’idea che Giuseppe Scapigliati coltiva da molti anni e che dal 2024 ha cominciato a trasformarsi in qualcosa di concreto, grazie all’incontro con l’amministrazione comunale. Chi appartiene a quella generazione cresciuta leggendo le strip sui quotidiani, sulle riviste e sulle agende scolastiche conosce bene la strana potenza di quelle poche vignette: bastavano tre riquadri per costruire un mondo, mettere alla berlina un’intera epoca o infilare nella giornata una battuta destinata a riaffiorare ore dopo. Vederle approdare in biblioteca, lontane tanto dalla solennità ingessata di certi musei quanto dalla confusione inevitabile delle grandi fiere, restituisce loro una dimensione sorprendentemente naturale. Dopotutto le comic strip sono sempre state una forma di lettura, anche se troppo spesso la cultura ufficiale ha impiegato decenni per accorgersene.

La prima configurazione del progetto è già visitabile nella sala lettura della biblioteca cittadina, dove una mostra temporanea presenta le tavole di Sudario Brando, pseudonimo di Francesco Siena, autore e illustratore umbro dalla produzione difficile da rinchiudere in una sola casella. Nel suo percorso compaiono collaborazioni con Dragonero Adventures, la rivista autoprodotta FGIUS!, il personaggio Supermarx per Alias Comics e il riconoscimento ottenuto nel 2022 nell’ambito del Project G legato a Go Nagai e Dynamic Planning. Una scelta interessante per inaugurare lo spazio, perché Sudario Brando appartiene a quella famiglia di fumettisti capaci di attraversare registri, influenze e linguaggi senza perdere identità, passando dalla cultura underground al fumetto popolare e dalla parodia alla sperimentazione grafica. La sua presenza chiarisce subito che il Piccolo Museo non vuole essere soltanto una stanza piena di ricordi, ma un luogo nel quale la memoria possa dialogare con autori ancora attivi e forme narrative contemporanee. La mostra rappresenta comunque soltanto il prologo: la sede permanente è in preparazione all’interno della stessa biblioteca e, una volta completata, accoglierà la donazione di Scapigliati, rimanendo liberamente accessibile a cittadini e visitatori. Il progetto è stato ufficializzato dall’amministrazione comunale e sostenuto dall’assessora alla Cultura Francesca Nassini, che lo ha inserito in un percorso più ampio fatto di Club del libro, CineBiblioteca, Festival del Libro e attività distribuite lungo tutto l’anno.

Dietro il museo, però, non si trova soltanto una decisione istituzionale. Si intravede una di quelle ossessioni meravigliosamente nerd che iniziano con un acquisto quasi innocente e finiscono per occupare pareti, archivi, tempo libero e una quantità di risorse economiche sulla quale, per quieto vivere, conviene mantenere una prudente riservatezza. Scapigliati è un grafico professionista, autore di Vincenzina e del bradipo filosofico Bradi Pit, apparso con le sue strip su testate che hanno segnato stagioni differenti dell’umorismo italiano come Il Mago, Comix e Smemoranda. Ha continuato a lavorare unendo disegno e grafica vettoriale, senza trattare il computer come il nemico della matita, un passaggio che racconta bene l’evoluzione vissuta da molti creativi della nostra generazione: dal tavolo luminoso ai software, dalla carta stampata ai blog, fino agli attuali ecosistemi social. La sua passione parallela è il collezionismo delle tavole originali. Sul sito del Piccolo Museo del Fumetto racconta di possedere strisce riconducibili a circa ottocento autori e di aver curato mostre dedicate, tra gli altri, a Luciano Bottaro, Sauro Ciantini ed Enzo Lunari. Basta scorrere l’archivio digitale per incontrare nomi come Bonvi, Floyd Gottfredson, Jim Davis, George Herriman, Benito Jacovitti, Sergio Tofano e Mort Walker: non una raccolta nata per seguire una moda, dunque, ma il risultato di uno sguardo sedimentato negli anni, abbastanza curioso da attraversare epoche, scuole e continenti.

Il termine “piccolo” rischia allora di trarre in inganno. Le dimensioni fisiche potranno essere raccolte, ma il materiale culturale evocato è enorme, perché la storia della striscia coincide con una parte importante della storia dei media: accompagna l’espansione dei giornali, crea personaggi seriali prima che cinema e televisione trasformino la serialità in un’abitudine globale, insegna a generazioni di autori l’arte del ritmo e della sottrazione. Una strip ben costruita funziona quasi come un livello arcade progettato alla perfezione: spazio limitato, regole immediatamente leggibili, pochi elementi e nessuna possibilità di sprecare una mossa. Oggi siamo abituati a scorrere vignette sui social, meme, caroselli e microstorie verticali, ma molte di quelle meccaniche narrative hanno antenati molto più anziani di Instagram. Conservare gli originali significa mostrare anche ciò che lo schermo tende a cancellare: il tratto, le correzioni, i retini, le indicazioni tipografiche, la materia stessa del lavoro. Significa ricordare ai lettori più giovani che dietro un’immagine riproducibile all’infinito rimane il gesto irripetibile di qualcuno che ha preso una decisione davanti a un foglio.

La scelta della biblioteca aggiunge al progetto il suo significato più forte. Un museo del fumetto collocato accanto ai libri non ha bisogno di difendere la dignità della Nona Arte, battaglia ormai culturalmente superata, almeno finché qualcuno non decide di riesumarla come un villain che torna per l’ennesimo sequel. Può invece generare incontri: un ragazzo entra per studiare e scopre Jacovitti, un lettore adulto riconosce un personaggio dimenticato, un bambino osserva una tavola originale e capisce che quelle linee potrebbero nascere anche dalla sua mano. Sono passaggi minuscoli, difficili da misurare attraverso i numeri di un grande evento, eppure spesso decisivi nella costruzione di una comunità culturale. Il sogno personale di Giuseppe Scapigliati sta diventando patrimonio condiviso proprio attraverso questa prossimità quotidiana, senza biglietti da prenotare mesi prima o pellegrinaggi obbligati. Resta ora da vedere come crescerà il Piccolo Museo del Fumetto, quali autori entreranno nelle prossime esposizioni e quali ricordi riemergeranno davanti alle sue strisce. Se avete una comic strip, un personaggio o una rivista che ha segnato la vostra storia di lettori, raccontatecelo sui social di CorriereNerd.it: probabilmente la nostra memoria collettiva contiene già molte più sale di qualunque museo.

L’articolo Il Piccolo Museo del Fumetto di Bibbiena: le comic strip trovano casa in biblioteca proviene da CorriereNerd.it – Il magazine nerd by Satyrnet.

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