
Un cartello comparso lungo una delle strade che percorriamo abitualmente vicino alla nostra sede di CorriereNerd.it, nel quartiere Prati a Roma, ha avuto su di noi lo stesso effetto di un teaser particolarmente riuscito. Poche parole, un riferimento inequivocabile alla Corea del Sud e una promessa gastronomica decisamente interessante: Korean Fried Chicken & Street Food. Per una redazione che passa buona parte delle proprie giornate tra anime, cultura pop asiatica, K-drama, K-pop e improbabili discussioni su quale sia il miglior comfort food da accompagnare a una maratona televisiva, ignorare quel cartello sarebbe stato praticamente impossibile. Così, oggi, 10 ottobre 2026, a un giorno dall’apertura, abbiamo fatto quello che qualsiasi nerd curioso avrebbe fatto al nostro posto: siamo andati a sbirciare. La destinazione era DAK Korean Fried Chicken, in Via Sforza Pallavicini 16, e la sensazione, entrando, è stata quella di ritrovare un piccolo frammento dell’atmosfera di Myeong-dong, uno dei quartieri più conosciuti di Seoul, celebre per lo shopping, le insegne luminose, i negozi dedicati alla bellezza coreana e soprattutto per quello street food capace di mettere in crisi qualsiasi buona intenzione alimentare. Naturalmente siamo ancora a Roma, con Castel Sant’Angelo poco distante e il traffico capitolino a ricordarcelo, ma la cultura coreana possiede una qualità che noi appassionati conosciamo bene: riesce a farci viaggiare attraverso dettagli apparentemente semplici, una melodia, una ricetta, un’immagine, persino il profumo di qualcosa che sta friggendo.
@dak.korean.street Grazie per questo fine settimana, ci vediamo prestissimo!
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DAK Korean Fried Chicken si presenta come una nuova proposta romana dedicata al pollo fritto coreano e alla cucina di strada contemporanea di Seoul. Il progetto, raccontato anche attraverso il personaggio di Nonna Dak, gioca con un immaginario familiare, divertente e immediatamente riconoscibile: quello della nonna coreana custode di ricette, tradizioni e piccoli segreti gastronomici tramandati tra generazioni. Una scelta narrativa che, dal mio punto di vista di direttore creativo e imagineer, trovo particolarmente interessante. Chi lavora da anni nell’intrattenimento e nella progettazione di esperienze immersive sa quanto sia importante dare un’identità riconoscibile anche a ciò che apparentemente dovrebbe limitarsi a essere un prodotto. Il cibo, del resto, non comunica soltanto attraverso il gusto. Racconta territori, tradizioni, ricordi, rituali collettivi. Nonna Dak appartiene a questo universo narrativo: un personaggio che trasforma una ricetta in un racconto familiare, costruendo attorno al pollo fritto un’identità simpatica e facilmente memorabile. Naturalmente la simpatia di un personaggio non sostituisce la qualità di ciò che arriva nel piatto, ma rappresenta un punto di partenza interessante per un locale che desidera distinguersi in una città gastronomicamente complessa come Roma. E per noi, abituati a osservare il modo in cui i mondi immaginari diventano esperienze concrete, anche questa dimensione merita attenzione.
La vera protagonista rimane comunque una delle grandi passioni gastronomiche della Corea contemporanea: il Korean Fried Chicken, chiamato comunemente chikin. E vale la pena raccontare perché sia così diverso dal pollo fritto che siamo abituati a conoscere. La sua storia moderna incrocia la presenza americana nella penisola coreana dopo la guerra, ma soprattutto la trasformazione economica e sociale della Corea del Sud tra gli anni Settanta e Ottanta, periodo durante il quale il pollo fritto si affermò progressivamente come alimento popolare, fino a sviluppare una propria identità gastronomica. Come ricorda anche l’ente nazionale del turismo coreano, Visit Korea, l’evoluzione delle tecniche di preparazione e l’introduzione delle celebri salse condite contribuirono a trasformarlo in un fenomeno culturale. La caratteristica più famosa è la doppia frittura, tecnica utilizzata in molte preparazioni coreane per ottenere una superficie particolarmente asciutta e croccante, mantenendo morbida la carne all’interno. Il risultato viene spesso completato con glassature che combinano dolcezza, sapidità e piccantezza, creando contrasti decisamente differenti rispetto alle interpretazioni americane.
@dak.korean.street Replying to @Frugal Living with MApriamo in Via Sforza Pallavicini 16 (Prati) Per scoprire la data seguici!
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Il menù di DAK permette di avvicinarsi a questo universo attraverso preparazioni che raccontano sfumature differenti della gastronomia coreana. L’Huraideu rappresenta la versione più essenziale, quella in cui la croccantezza del pollo rimane protagonista senza l’intervento di salse particolarmente elaborate. Il Ganjang introduce la sapidità della salsa di soia, mentre lo Yangnyeom punta sull’incontro tra dolcezza e piccantezza, un equilibrio diventato uno dei tratti più riconoscibili del pollo fritto coreano. Per chi preferisce sapori più intensi arriva il Maeun, la variante piccante. Accanto al pollo, l’offerta comprende anche altre specialità della cucina di strada asiatica, come i mandu, ravioli coreani ripieni, e i tteokbokki, cilindri di pasta di riso dalla consistenza morbida ed elastica, generalmente accompagnati da una salsa a base di gochujang, la celebre pasta di peperoncino fermentato coreano. Completano l’esperienza contorni come il kimchi, preparazione di verdure fermentate dal gusto deciso, e il daikon agrodolce, il ravanello che aiuta a bilanciare la ricchezza delle fritture. Piatti che, per chi segue la cultura coreana attraverso il piccolo schermo, possiedono ormai una familiarità sorprendente: spesso li abbiamo incontrati prima in una serie televisiva che in un ristorante.
E forse questo rappresenta l’aspetto che mi incuriosisce maggiormente dell’arrivo di DAK a Roma. La Korean Wave, o Hallyu, ha cambiato profondamente il modo in cui ci avviciniamo alla cultura della Corea del Sud. Durante gli ultimi vent’anni abbiamo assistito a un percorso affascinante: dai primi fandom italiani organizzati attorno a drama e musica pop coreana fino alla dimensione internazionale raggiunta da gruppi come i BTS e le BLACKPINK, passando attraverso il cinema di Bong Joon-ho, la popolarità di Squid Game e la presenza sempre più importante della Corea nell’immaginario delle nuove generazioni. Anche il cibo ha partecipato a questa trasformazione. Chi segue i K-drama conosce bene quelle scene ambientate nei piccoli locali dove i personaggi condividono pollo fritto, birra, confidenze e situazioni sentimentali complicatissime. La combinazione è così popolare da avere un nome specifico, chimaek, nato dall’unione di chikin e maekju, la parola coreana per birra. Una tradizione conviviale riconosciuta anche dal portale ufficiale della Repubblica di Corea, che testimonia quanto il pollo fritto sia diventato parte della quotidianità sociale coreana, ben oltre il semplice consumo gastronomico.
A questo punto, parlando di Corea, cibo e cultura pop, sarebbe quasi offensivo non coinvolgere idealmente anche il membro più peloso del nostro universo creativo: Secco, il nostro irresistibile cat-idol di origini molisane. Per chi ancora non conoscesse questa piccola celebrità felina, Secco è il protagonista di Tails&KDrama, il progetto indipendente ideato dalla “nostra” Maria Merola che racconta le avventure di un gatto italiano aspirante idol del K-pop, con tutta la dignità, la presunzione e l’assoluta mancanza di disciplina che soltanto un gatto può esibire. Immaginarlo tra le insegne di Myeong-dong, impegnato a conquistare la propria carriera musicale mentre osserva con superiore indifferenza un piatto di pollo fritto, è ormai quasi naturale. D’altra parte, dopo aver raccontato le sue avventure tra Seoul e l’immaginario dei K-drama, ritrovarsi una piccola suggestione coreana a pochi passi dalla redazione sembra una coincidenza scritta da uno sceneggiatore particolarmente affezionato alle nostre stranezze. E conoscendo Secco, probabilmente considererebbe l’apertura del locale un omaggio personale alla sua futura carriera internazionale. Ovviamente, trattandosi di un gatto, il pollo speziato e fritto rimane una tentazione da lasciare agli esseri umani.
Tornando alla nostra incursione romana, quello che mi porto dietro da questa scoperta è soprattutto una riflessione sulla trasformazione delle città attraverso la cultura pop. Per anni, frequentando eventi, convention e manifestazioni dedicate al mondo nerd, ho osservato quanto il fandom italiano fosse capace di creare piccoli spazi nei quali vivere passioni che il resto della società considerava ancora marginali. Oggi quelle passioni attraversano con maggiore naturalezza la vita quotidiana: un ristorante coreano può diventare il punto d’incontro di appassionati di K-pop, una libreria manga può raccontare l’immaginario giapponese a lettori di ogni età e un semplice negozio può trasformarsi in un luogo di scoperta culturale. DAK Korean Fried Chicken, con il suo indirizzo romano e la sua proposta di street food, entra in questo paesaggio urbano in continua evoluzione. Per chi vuole seguirne le novità, il riferimento è il profilo Instagram ufficiale di DAK. Noi continueremo sicuramente a tenerlo d’occhio: avere un piccolo richiamo a Seoul praticamente sotto casa non capita tutti i giorni.
E adesso sono curioso di sapere cosa ne pensate voi. Quanto la passione per K-drama, K-pop e cultura coreana ha influenzato anche i vostri gusti gastronomici? Avete già sperimentato il pollo fritto coreano, magari nella versione piccante che mette a dura prova anche i fan più coraggiosi, oppure siete ancora fedeli ai sapori tradizionali? Raccontateci le vostre esperienze e suggeriteci gli angoli di Corea che avete scoperto in Italia. Potete continuare la conversazione con la community di CorriereNerd.it sulla pagina Facebook di Satyrnet, nel nostro gruppo Facebook e su Instagram, oppure seguirci su YouTube, Telegram, X e LinkedIn. Intanto, tra un progetto creativo e l’altro, temo proprio che le nostre pause pranzo in redazione abbiano appena trovato una nuova, pericolosissima tentazione.
L’articolo DAK Korean Fried Chicken apre a Roma Prati: un piccolo viaggio a Seoul tra K-food, K-drama e cultura nerd proviene da CorriereNerd.it – Il magazine nerd by Satyrnet.



