
Cinquantacinque anni di storia e una nuova montagna russa capace di cambiare le prospettive di un intero parco divertimenti. Leolandia ha scelto di festeggiare il proprio anniversario guardando avanti, e il riconoscimento ottenuto da Reveяsum ai Parksmania Awards 2026, nella categoria Miglior Nuova Attrazione, racconta molto più del successo di un roller coaster. Racconta un’evoluzione che trovo particolarmente interessante, soprattutto osservandola attraverso gli occhi di chi lavora nell’entertainment e nella progettazione di esperienze immersive. Perché costruire una nuova attrazione significa certamente investire in tecnologia, ingegneria e spettacolarità, ma decidere quale attrazione costruire, a chi rivolgerla e come inserirla nell’identità di un parco richiede una sensibilità completamente diversa. È una questione di visione artistica, posizionamento e capacità di comprendere come cambiano le persone che attraversano quei cancelli. E il premio assegnato durante la venticinquesima edizione dei Parksmania Awards rappresenta un riconoscimento importante proprio per questa scelta: Leolandia non vuole più essere soltanto il parco dove portare i bambini piccoli, ma un luogo dove continuare a divertirsi anche mentre si cresce.
La storia di Reveяsum comincia ben prima della sua inaugurazione, avvenuta il 25 aprile 2026, in una primavera che ha segnato un passaggio significativo per l’industria italiana dei parchi divertimento. Parliamo infatti di una delle novità più rilevanti dell’ultimo decennio, presentata come la prima nuova montagna russa inaugurata nel nostro Paese dopo circa dieci anni. A realizzarla è stata Mack Rides, azienda tedesca che rappresenta un riferimento internazionale nel settore e il cui nome è inevitabilmente associato a Europa-Park, una delle realtà europee più interessanti per chi studia l’evoluzione dell’intrattenimento tematico. La tecnologia scelta è quella dello spinning coaster, una tipologia di montagna russa in cui le vetture possono ruotare liberamente durante il tragitto, aggiungendo una variabile imprevedibile a un percorso già caratterizzato da discese, cambi di direzione e curve paraboliche. Il tracciato è tre volte più lungo rispetto a quello delle precedenti montagne russe del parco, ma la caratteristica più affascinante non risiede tanto nelle dimensioni quanto nella relazione tra movimento e percezione. Un coaster tradizionale permette al nostro cervello di interpretare progressivamente ciò che sta accadendo, persino di anticiparlo osservando i binari. Reveяsum introduce invece una componente di sorpresa che trasforma la stessa sequenza di curve e discese in esperienze potenzialmente differenti. Mi ricorda il principio che rende interessanti i videogiochi con elementi procedurali: conosci le regole del sistema, ma non puoi prevedere completamente come vivrai la partita. Naturalmente, dietro questa apparente imprevedibilità opera una progettazione rigorosa, perché il movimento delle vetture deve rispettare precisi parametri ingegneristici e di sicurezza. È una delle contraddizioni più belle dell’amusement: per regalare al pubblico la sensazione di perdere il controllo, bisogna aver progettato ogni dettaglio con estrema precisione.
Eppure, ciò che rende questo progetto davvero interessante dal punto di vista dell’imagineering è il rapporto tra l’attrazione e Crazy Circus, l’area tematica che la ospita. Il circo itinerante appartiene a un immaginario straordinariamente fertile, sospeso tra nostalgia, spettacolo, illusionismo e quella meravigliosa libertà narrativa per cui qualsiasi cosa può apparire possibile. Pensiamo ai circhi fantastici raccontati dalla letteratura, alle atmosfere di Big Fish di Tim Burton, all’estetica degli spettacoli ambulanti che hanno attraversato secoli di cultura popolare. Sono mondi in cui la realtà viene temporaneamente riscritta attraverso regole differenti. Inserire uno spinning coaster in questo contesto significa rendere fisico il concetto stesso di disorientamento, trasformando un tema scenografico in un’esperienza che coinvolge direttamente il corpo del visitatore. La stazione di Reveяsum, ospitata sotto un tendone circense alto dodici metri, non svolge soltanto una funzione architettonica: contribuisce alla costruzione di un’attesa, preparando il pubblico a entrare in una dimensione dove le prospettive cambiano continuamente. È esattamente ciò che distingue, nella progettazione di un parco a tema, una macchina spettacolare da un’attrazione capace di raccontare una storia. E l’aspetto più interessante è che Crazy Circus non vive esclusivamente attraverso Reveяsum, ma propone un universo più ampio, fatto di attrazioni, ambientazioni e occasioni di intrattenimento capaci di dialogare con età differenti. Il risultato è un investimento complessivo di 17 milioni di euro per lo sviluppo dell’area, inserito in un programma superiore ai 30 milioni nel periodo 2023-2026. Numeri importanti, certamente, che acquistano però significato soprattutto se letti come parte di una strategia continuativa.
Da direttore creativo, una delle questioni che considero più delicate nella progettazione dell’intrattenimento familiare riguarda il rapporto tra le generazioni. Un bambino di cinque anni e un adolescente di quattordici appartengono spesso a universi culturali lontanissimi, anche se condividono lo stesso nucleo familiare. Il primo può desiderare di incontrare il protagonista del proprio cartone animato preferito, mentre il secondo cerca autonomia, sfida, adrenalina, occasioni da raccontare agli amici e magari condividere sui social. Per un parco costruito storicamente attorno all’esperienza delle famiglie con bambini piccoli, riuscire a parlare anche agli adolescenti senza compromettere la propria identità rappresenta un esercizio di equilibrio estremamente complesso. Leolandia sta affrontando questa sfida attraverso un’offerta che affianca alle property amate dai più piccoli esperienze più dinamiche, spettacoli ed eventi capaci di intercettare anche linguaggi contemporanei, dalla creator economy alla cultura musicale digitale. Non significa inseguire semplicemente un pubblico più grande, ma accompagnare le famiglie durante la loro evoluzione. Un concetto che considero fondamentale: il visitatore ideale di un parco non dovrebbe essere costretto ad abbandonarlo perché è cresciuto. Se un bambino conserva un ricordo positivo delle sue prime visite e trova, qualche anno dopo, nuove ragioni per tornare, quel luogo smette di essere una destinazione legata a una sola fase della vita e diventa parte della sua memoria affettiva.
Il Parksmania Award assume quindi un significato che supera la qualità tecnica della singola installazione. Nelle motivazioni comunicate per il riconoscimento, la giuria sottolinea infatti il ruolo di Reveяsum nell’ampliamento dell’offerta verso ragazzi e famiglie alla ricerca di maggiore adrenalina, valorizzando contemporaneamente l’integrazione con Crazy Circus. Un giudizio che trova riscontro nelle parole di Enrico Ira, Direttore Sviluppo Parco, per il quale il premio ricevuto nell’anno del cinquantacinquesimo anniversario conferma l’apprezzamento del settore per una direzione intrapresa senza rinunciare all’identità storica di Leolandia. Aggiungerei una considerazione meno evidente, ma altrettanto significativa: l’esperienza di un parco non si misura soltanto attraverso ciò che accade durante i minuti trascorsi su un’attrazione. La presenza di due treni, con una capacità dichiarata fino a mille persone all’ora, racconta anche un’attenzione alla gestione dei flussi, un tema che chi frequenta abitualmente i parchi conosce fin troppo bene. Una scenografia straordinaria o una tecnologia spettacolare rischiano di perdere parte del loro valore se l’organizzazione complessiva della giornata non funziona. La qualità dell’intrattenimento passa anche dal tempo che restituiamo ai visitatori, dalla capacità di distribuire le esperienze e dalla continuità narrativa che accompagna una famiglia dalla prima attrazione all’ultimo spettacolo.
Guardando all’evoluzione di Leolandia, penso inevitabilmente anche alla storia dei parchi italiani, alle loro radici spesso profondamente differenti da quelle dei grandi resort internazionali e alla sfida di costruire esperienze competitive senza perdere personalità. L’industria dell’amusement non ha bisogno soltanto di montagne russe sempre più alte o veloci: ha bisogno di luoghi capaci di sviluppare un rapporto autentico con il proprio pubblico. Reveяsum rappresenta un segnale incoraggiante perché dimostra che innovazione tecnologica e vocazione familiare possono convivere, senza necessariamente trasformare ogni investimento in una gara ai record. E forse la domanda più interessante riguarda proprio il futuro di questa strategia: fino a che punto Leolandia riuscirà a crescere mantenendo riconoscibile il proprio carattere? Il premio del 2026 celebra un risultato concreto, ma apre soprattutto nuove aspettative. Mi piacerebbe conoscere il punto di vista di chi ha già provato Reveяsum e, ancora di più, di quelle famiglie che hanno frequentato Leolandia negli anni e oggi la stanno riscoprendo insieme a figli diventati adolescenti. Secondo voi, il futuro dei parchi italiani passa attraverso nuove grandi attrazioni adrenaliniche oppure attraverso una capacità sempre maggiore di costruire mondi ed esperienze condivise tra generazioni? Parliamone nella community di CorriereNerd.it e di Satyrnet su Facebook, oppure continuate la conversazione sulla nostra pagina Facebook, su Instagram, YouTube, X, Telegram e LinkedIn. Perché una montagna russa può durare un paio di minuti, ma le discussioni più belle su ciò che rende speciale un parco divertimenti possono accompagnarci molto più a lungo.
L’articolo Leolandia conquista i Parksmania Awards 2026: Reveяsum è la miglior nuova attrazione dell’anno proviene da CorriereNerd.it – Il magazine nerd by Satyrnet.


