L’idea di vedere Shenron stagliarsi sull’orizzonte dell’Île-de-France, magari a meno di un’ora da Parigi, sembra uscita da uno di quei desideri formulati davanti alle Sfere del Drago con un entusiasmo che precede di parecchio il senso della misura. Stavolta, però, dietro la fantasia esiste una trattativa reale, anche se siamo ancora molto lontani dal poter parlare di un nuovo parco Dragon Ball europeo come di un progetto acquisito. Le indiscrezioni emerse sulla stampa francese raccontano infatti di discussioni tra istituzioni francesi e Qiddiya Investment Company per valutare la trasformazione dell’area dell’ex Mirapolis, a Courdimanche nel Val-d’Oise, in una nuova destinazione dedicata all’intrattenimento, con Dragon Ball indicato come uno degli elementi centrali dell’operazione. L’AFP ha confermato l’esistenza di contatti e di diversi incontri avvenuti a partire dalla primavera, che avrebbero coinvolto l’Eliseo, la Regione Île-de-France, amministrazioni locali e organismi incaricati dell’attrazione degli investimenti internazionali. È una differenza sostanziale rispetto al classico rumor da fandom: qualcuno sta effettivamente discutendo del progetto. Ma discutere non significa aver firmato, costruito o persino approvato definitivamente qualcosa. Al momento non risultano un annuncio ufficiale del parco francese, un calendario dei lavori o una data d’apertura, e questa è probabilmente la cosa più importante da tenere a mente mentre l’immaginazione corre inevitabilmente verso Capsule Corporation, Kame House e montagne russe degne di un Super Saiyan.
Il nome di Qiddiya rende comunque l’ipotesi molto meno stravagante di quanto potrebbe sembrare. Qiddiya Investment Company è una società interamente controllata dal Public Investment Fund saudita e rappresenta uno dei grandi strumenti della strategia con cui l’Arabia Saudita sta investendo nel turismo, nello sport e nell’entertainment internazionale. Soprattutto, Dragon Ball non sarebbe affatto un territorio nuovo per il gruppo. A Qiddiya City, il gigantesco distretto in sviluppo a circa 45 chilometri dal centro di Riyad, è già previsto quello che viene presentato ufficialmente come il primo parco tematico al mondo interamente dedicato all’universo creato da Akira Toriyama. Il progetto saudita supera il mezzo milione di metri quadrati, è articolato in sette aree ispirate simbolicamente alle sette Sfere del Drago e prevede oltre trenta attrazioni, cinque esperienze principali, hotel tematizzati e un roller coaster costruito attorno a uno Shenron monumentale alto circa settanta metri. Alla base esiste inoltre una partnership strategica di lungo periodo tra Qiddiya e Toei Animation, elemento tutt’altro che secondario per comprendere perché l’eventuale espansione europea del concept venga presa sul serio. Una versione francese, secondo quanto trapelato, sarebbe più contenuta rispetto al colosso saudita e potrebbe inserirsi all’interno di un progetto di leisure più ampio. Proprio qui sta uno degli aspetti più interessanti: non assisteremmo necessariamente alla clonazione europea di Qiddiya, ma forse alla nascita di una formula diversa, adattata a un mercato dove Disneyland Paris e Parc Astérix hanno costruito negli anni identità fortissime e dove un franchise manga potrebbe diventare per la prima volta il vero motore narrativo di una destinazione di questa scala.
Per chi osserva da anni l’evoluzione dei parchi a tema, la questione va infatti molto oltre la possibilità di salire su una giostra con Goku stampato sopra. Dragon Ball appartiene ormai a quella ristrettissima categoria di universi narrativi capaci di attraversare generazioni, lingue e media senza perdere riconoscibilità. Manga, anime, videogiochi, card game, merchandising e cinema hanno trasformato l’opera di Toriyama in un linguaggio pop globale, mentre in Europa — e in Francia in modo particolare — la cultura manga ha raggiunto una maturità commerciale e sociale difficilmente paragonabile a quella di trent’anni fa. Un parco ben progettato potrebbe quindi sfruttare qualcosa che le IP più forti possiedono e che nessuna montagna russa può essere progettata artificialmente: memoria condivisa. Entrare nella Kame House, attraversare una Capsule Corporation credibile o trovarsi davanti al Palazzo di Dio non funzionerebbe soltanto come scenografia, ma come materializzazione fisica di luoghi frequentati mentalmente da milioni di persone fin dall’infanzia. È la stessa dinamica che ha reso le grandi proprietà intellettuali uno dei cardini dell’industria contemporanea dei theme park: non si vende semplicemente un’attrazione, si offre la possibilità di abitare temporaneamente un mondo che il pubblico conosce già.
Poi c’è Mirapolis, e qui la storia diventa quasi troppo perfetta per non affascinare. Il parco aprì a Courdimanche nel maggio del 1987 con ambizioni enormi, diventando uno dei primi grandi tentativi francesi di costruire un parco tematico moderno su larga scala. Favole, letteratura e immaginario nazionale diventavano attrazioni e scenografie, dominate dall’enorme Gargantua che sarebbe rimasto l’immagine più celebre del complesso. Mirapolis, però, ebbe una vita brevissima: attraversò cinque stagioni operative e chiuse definitivamente nel 1991, schiacciato da difficoltà economiche, problemi gestionali e risultati inferiori alle aspettative. Qui vale anche la pena correggere una leggenda che continua a circolare insieme alle fotografie del vecchio parco: il gigantesco Gargantua non è ancora in piedi a sorvegliare la zona. Sopravvisse alla chiusura per qualche anno, ma venne demolito con esplosivi nel 1995. Ciò che rimane è soprattutto il fantasma culturale di Mirapolis, sorprendentemente tenace dopo più di tre decenni, alimentato da appassionati, documentari, fotografie e da quella strana malinconia che accompagna i luoghi dell’intrattenimento scomparsi.
Immaginare Goku e Vegeta proprio su quel terreno produce quindi un cortocircuito narrativo irresistibile: un parco nato negli anni Ottanta, mentre Dragon Ball cominciava a trasformarsi in fenomeno planetario, potrebbe rinascere quasi quarant’anni dopo grazie allo stesso immaginario giapponese che nel frattempo ha conquistato l’Occidente. Sarebbe anche una piccola rivincita della cultura nerd, passata dall’essere consumo giovanile considerato marginale a diventare infrastruttura turistica capace di attirare investimenti internazionali giganteschi. Le indiscrezioni parlano persino di un’operazione potenzialmente superiore al miliardo di euro, ma senza un accordo pubblico definitivo qualsiasi cifra va trattata per ciò che è: una possibilità emersa durante una fase negoziale, non un budget stanziato. Restano inoltre questioni molto concrete, dai collegamenti con il territorio alla sostenibilità economica fino al rapporto con residenti e amministrazioni, problemi che la stessa storia di Mirapolis suggerisce di non liquidare con l’entusiasmo di un trailer.
Il parco Dragon Ball vicino a Parigi, dunque, oggi non esiste. Non ha cancelli, biglietti, concept art ufficiali francesi né una data da cerchiare sul calendario. Esistono però interlocuzioni reali, un investitore che sta già costruendo un gigantesco progetto Dragon Ball in Arabia Saudita e una collaborazione ufficiale con Toei Animation che rende lo scenario industrialmente plausibile. Questo basta per osservare la vicenda con attenzione, non per trasformarla prematuramente in certezza. Da fan, naturalmente, è difficile non fantasticare: una seconda vita per Mirapolis sotto lo sguardo di Shenron avrebbe una potenza simbolica straordinaria. Da appassionati di parchi e cultura pop conviene però conservare ancora una Sfera del Drago di prudenza. Per evocare il drago, come sappiamo, servono tutte e sette.
L’articolo Dragon Ball a Parigi? Il possibile parco a tema nell’area dell’ex Mirapolis proviene da CorriereNerd.it – Il magazine nerd by Satyrnet.

