Trasformare Tex Willer da eroe stampato sulla carta a luogo fisico da attraversare con gli stivali impolverati è una di quelle idee che, sulla carta, sembrano nate durante una chiacchierata tra fan davanti a una pila di vecchi albi Bonelli. Saloon, villaggio western, accampamento Navajo, cascate, cavalli, una steak house, magari Kit Carson che sembra poter comparire da un momento all’altro dietro una porta a battenti. Solo che il Tex Willer World Village di Montegrotto Terme non appartiene al territorio delle fantasticherie da convention: il progetto esiste da anni, possiede già un luogo preciso, una storia immobiliare piuttosto concreta alle spalle e ora sembra essere arrivato a uno dei passaggi più delicati della sua lunghissima cavalcata, quello dei finanziamenti. La nuova prospettiva parla di un investimento complessivo compreso tra 25 e 30 milioni di euro, con trattative avviate con fondi internazionali e l’obiettivo dichiarato di raggiungere la copertura finanziaria entro la fine del 2026. Se quella tessera dovesse finalmente andare al suo posto, la fase esecutiva potrebbe partire già con il nuovo anno.
Da appassionato di parchi tematici, questa storia mi incuriosisce da parecchio tempo soprattutto perché parte da una logica quasi opposta a quella dei grandi resort costruiti attorno a montagne russe, coaster da record e attrazioni tecnologiche da milioni di euro. Tex Willer World nasce prima di tutto dal desiderio di abitare un immaginario. E con Tex la faccenda diventa culturalmente molto più interessante di quanto possa sembrare a chi lo considera semplicemente “quel fumetto western che leggeva mio padre”. Il ranger creato nel 1948 da Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini, Galep, è uno dei personaggi più longevi e riconoscibili del fumetto italiano, capace di attraversare generazioni senza trasformarsi in un reperto da museo. Giorgio Bonelli, figlio di Gianluigi e fratello di Sergio, porta avanti da anni l’idea di dare a quell’universo una dimensione tridimensionale, scegliendo un posto che possiede già una scenografia naturale quasi cinematografica: l’ex cava Bonetti nella frazione di Turri, a Montegrotto Terme, ai piedi dei Colli Euganei.
La cava è probabilmente l’elemento che rende tutto il progetto realmente affascinante. Non parliamo di un terreno pianeggiante sul quale costruire un western village prefabbricato da parco commerciale, ma di un’area dismessa di circa 23 ettari, circondata da pareti rocciose e vegetazione, acquistata anni fa proprio per ospitare il progetto. Le prime descrizioni pubbliche del Tex Willer World risalgono almeno al 2018 e immaginavano una ricostruzione del West popolato da Tex attraverso un villaggio, una missione messicana, un campo dedicato ai nativi americani e ambientazioni legate ai personaggi della saga, dalla casa di El Morisco a quella di Kit Carson fino al teatro di Mefisto. Già allora emergeva una filosofia che continuo a trovare molto più interessante dell’ennesimo luna park tematizzato: strutture prevalentemente in legno, rapporto forte con il paesaggio, mobilità interna leggera, escursioni, cavalli, attività outdoor e una natura lasciata il più possibile protagonista. In altre parole, più Westworld senza androidi assassini e molto meno “mettiamo una statua gigante di Tex davanti a un coaster”.
La vera svolta arrivò nel 2022. Giorgio Bonelli si aggiudicò all’asta per 980 mila euro l’ex Hotel Imperial di Montegrotto, struttura situata in posizione strategica rispetto alla cava. Quell’acquisizione modificò la scala dell’operazione perché permetteva di immaginare Tex Willer World non semplicemente come parco da visitare in giornata, ma come destinazione turistica capace di integrare soggiorno, terme ed experience. L’idea maturata negli anni prevede infatti la riqualificazione dell’Imperial come porta ricettiva del progetto, collegandolo al parco e sfruttando una caratteristica impossibile da copiare altrove: Montegrotto è una delle grandi destinazioni termali dei Colli Euganei, territorio legato alle acque termali fin dall’antichità. Il concept raccontato pubblicamente negli anni ha quindi incluso piscine, una laguna, giochi d’acqua e una dimensione wellness capace di convivere con il western village.
Ed è qui che, secondo me, il progetto comincia davvero a diventare nerd nel senso migliore della parola. Un buon parco tematico non deve semplicemente mostrarti la proprietà intellettuale che hai pagato per vedere; deve riuscire a creare quella sospensione dell’incredulità per cui, anche solo per qualche ora, accetti che il mondo oltre il cancello abbia regole proprie. Disney lo fa attraverso una regia maniacale dello spazio, Europa-Park attraverso l’accumulo di dettagli e scenografie, Puy du Fou costruendo gigantesche macchine narrative attorno allo spettacolo dal vivo. Tex potrebbe giocare una partita completamente diversa, tutta italiana: paesaggio reale, fumetto, natura, ospitalità e storytelling. La cava potrebbe diventare canyon senza dover fingere di esserlo, il bosco potrebbe essere bosco invece di fiberglass dipinto, l’hotel potrebbe trasformare la visita in soggiorno. Persino la parete rocciosa della cava, che nelle ipotesi progettuali emerse negli anni potrebbe diventare fondale per spettacoli, possiede una forza scenografica difficile da riprodurre artificialmente.
Il punto, naturalmente, resta quello che conosce chiunque abbia lavorato davvero attorno a un progetto di entertainment: tra un concept meraviglioso e un cancello che apre al pubblico corre una distanza enorme. Permessi, urbanistica, sostenibilità ambientale, progettazione, sicurezza, infrastrutture, flussi, personale, costi operativi, manutenzione e soprattutto capitale trasformano molto rapidamente i sogni in fogli Excel. Dopo anni nei quali Tex Willer World sembrava cavalcare con il freno tirato, la notizia più rilevante dell’estate 2026 riguarda quindi meno le scenografie e molto più i soldi. La proprietà riferisce di interlocuzioni con fondi internazionali, anche svizzeri e statunitensi, per sostenere un investimento che oggi viene stimato tra 25 e 30 milioni di euro. L’obiettivo sarebbe chiudere la componente finanziaria entro la fine dell’anno e poter passare alla fase esecutiva successivamente. Vale la pena sottolinearlo con forza: non significa che il parco sia già finanziato né che esista oggi una data di apertura. Significa però che il progetto, dopo una gestazione lunghissima, sta cercando di superare uno dei suoi ostacoli più determinanti.
Anche l’approccio raccontato dai promotori appare cambiato rispetto alle primissime fantasie circolate quasi otto anni fa. L’investimento non sarebbe destinato soltanto alla costruzione di nuove strutture, ma alla rigenerazione di spazi già esistenti, partendo dalla cava dismessa e dall’ex Imperial. Ed è probabilmente questo l’aspetto che potrebbe dare al Tex Willer World una personalità impossibile da ottenere copiando modelli americani. Montegrotto non ha bisogno di diventare l’Arizona di cartapesta. Ha bisogno, semmai, di utilizzare Tex come ponte tra il paesaggio dei Colli Euganei e quel West mitologico che Gianluigi Bonelli e Galep hanno impresso nell’immaginario italiano dal dopoguerra in poi.
La sfida più grande sarà proprio questa: evitare di trasformare uno dei miti della nostra cultura pop in una successione di scenografie nostalgiche buone soltanto per qualche selfie. Tex merita molto di più. Merita cavalli, polvere, legno consumato, storie raccontate attorno al fuoco, esplorazione, spettacoli dal vivo, bambini che scoprono Aquila della Notte senza aver mai sfogliato un albo e lettori settantenni capaci di riconoscere in una facciata un luogo attraversato centinaia di volte con la fantasia. Il materiale narrativo, dopotutto, è sterminato. E forse il vero superpotere del progetto sta proprio nel non inseguire Marvel, Star Wars o Harry Potter sul loro terreno, ma dimostrare che anche un personaggio italiano nato su una striscia a fumetti nel 1948 può diventare una destinazione immersiva contemporanea.
Per ora il ranger resta ancora dall’altra parte della gola, con il cavallo sellato e un finanziamento da chiudere prima di poter partire davvero. Dopo tanti annunci e altrettante attese, un po’ di prudenza da fan è inevitabile. Però immaginare una sera d’estate ai Colli Euganei, entrare in una cava trasformata nel West di Tex, passare davanti al saloon mentre le pareti di roccia si tingono dell’ultima luce e magari sentire qualcuno gridare “per tutti i diavoli!” continua ad avere un fascino tremendamente difficile da ignorare. E a questo punto sono curioso soprattutto di sapere cosa ne pensa la nostra community: voi un Tex Willer World fatto davvero bene lo visitereste? E quale luogo delle avventure di Tex vorreste assolutamente vedere ricostruito dal vivo?
L’articolo Tex Willer World Village: il sogno del parco tematico di Montegrotto torna a galoppare proviene da CorriereNerd.it – Il magazine nerd by Satyrnet.

