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27 Giugno 2026 da Gianluca Falletta

One Piece al Museo Grévin di Parigi: la prima mostra permanente dedicata alla ciurma di Cappello di Paglia

One Piece al Museo Grévin di Parigi: la prima mostra permanente dedicata alla ciurma di Cappello di Paglia
27 Giugno 2026 da Gianluca Falletta

Parigi continua a sorprendere chi ama la cultura pop, ma questa volta lo fa con un’iniziativa destinata a lasciare il segno nella storia degli anime e dei manga. Passeggiare tra le sale del celebre Musée Grévin significa da sempre ritrovarsi faccia a faccia con grandi artisti, leggende dello sport, protagonisti del cinema e figure storiche. Oggi, però, quel viaggio assume un significato completamente nuovo, perché tra le oltre duecentocinquanta personalità ospitate dal museo hanno finalmente trovato posto anche i protagonisti diOne Piece, consacrando l’opera di Eiichiro Oda come uno dei fenomeni culturali più importanti del nostro tempo. Da fan che è cresciuta inseguendo le avventure della ciurma di Cappello di Paglia e che ancora oggi si emoziona davanti a ogni nuova saga, ammetto che vedere Monkey D. Luffy accolto in uno dei musei più iconici d’Europa mi ha fatto sorridere. È una di quelle immagini che raccontano meglio di qualsiasi statistica quanto l’animazione giapponese sia ormai entrata nell’immaginario collettivo mondiale. Non stiamo parlando semplicemente di una mostra dedicata a un anime famoso, ma di un riconoscimento culturale che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato quasi impossibile.

Dal 26 giugno 2026 il Musée Grévin ospita infatti laprima esposizione permanente al mondo dedicata a One Piece, nata dalla collaborazione ufficiale conToei Animation. Un progetto che rompe una tradizione lunga oltre un secolo, visto che mai prima d’ora il museo aveva aperto le proprie porte a un universo proveniente dall’animazione giapponese. Pensarci bene fa quasi effetto: dopo decenni trascorsi a vedere manga e anime considerati soltanto intrattenimento per ragazzi, oggi Luffy e compagni vengono celebrati accanto ai personaggi che hanno scritto la storia della musica, del cinema e della politica internazionale.

L’allestimento occupa circa ottanta metri quadrati ed è stato progettato come un piccolo mondo a sé, un luogo capace di far dimenticare per qualche minuto di trovarsi nel centro di Parigi. Il nome scelto,Cabaret du Soleil, sintetizza perfettamente lo spirito dell’esperienza. Non è una semplice esposizione statica, ma una scena che sembra congelare uno dei tanti banchetti che hanno reso memorabile il viaggio della Thousand Sunny. Chi segue One Piece sa bene che ogni grande battaglia viene quasi sempre celebrata con una festa rumorosa, musica, brindisi e montagne di cibo. È proprio quella sensazione che il museo ha cercato di trasformare in uno spazio fisico.

L’atmosfera punta tutto sull’immersione. Le luci soffuse ricordano quelle dei vecchi cabaret parigini, la musica accompagna il percorso e ogni personaggio sembra colto nel pieno della celebrazione. Brook siede al pianoforte come se stesse per iniziare uno dei suoi concerti improvvisati, Sanji è circondato da piatti degni di uno chef stellato, Zoro sembra pronto ad alzare il bicchiere insieme a Jimbei mentre Usopp, Nami, Robin e Chopper completano una scena che restituisce perfettamente il senso di famiglia costruito in oltre venticinque anni di avventure.

Una delle curiosità più interessanti riguarda proprio le statue. Chi conosce il Musée Grévin potrebbe immaginare le classiche figure in cera che hanno reso celebre il museo in tutto il mondo. In realtà, la sorpresa arriva osservandole da vicino. I dieci membri della ciurma non sono stati scolpiti in cera, ma realizzati interamente in Giappone sotto la supervisione artistica diToei Animation, seguendo fedelmente il design ufficiale dell’anime. È una scelta comprensibile: riprodurre l’estetica esagerata di One Piece con le tecniche tradizionali del museo sarebbe stato probabilmente impossibile senza sacrificare l’identità dei personaggi.

Il risultato sembra quasi cancellare il confine tra realtà e animazione. I costumi sono veri abiti in tessuto, curati nei minimi particolari, mentre le proporzioni rispettano volutamente quelle dell’opera originale. Alcuni membri della ciurma hanno dimensioni umane, come Luffy, Robin, Nami, Usopp e Sanji, rendendo facilissimo immaginare una foto ricordo accanto a loro. Altri, invece, dominano letteralmente la scena. Franky sfiora i tre metri d’altezza, Jimbei impressiona con la sua stazza imponente e l’intero allestimento sfrutta queste differenze per ricreare quella sensazione di meraviglia che accompagna ogni incontro nell’universo creato da Oda.

Osservando le immagini diffuse dal museo viene spontaneo pensare a quanto One Piece abbia ormai superato il concetto stesso di manga. Nato nel 1997 sulle pagine di Weekly Shonen Jump, il viaggio di Luffy è riuscito a trasformarsi in un linguaggio universale, capace di mettere d’accordo generazioni diverse e culture lontanissime tra loro. Ragazzi che hanno scoperto la serie grazie all’anime convivono con lettori che seguono il manga da quasi trent’anni, mentre il live action, il Trading Card Game e le continue collaborazioni internazionali hanno allargato ulteriormente una community già gigantesca.

Proprio ilOne Piece Trading Card Gameaccompagna questa inaugurazione con un regalo destinato a diventare immediatamente oggetto del desiderio per collezionisti e giocatori. I primi cinquantamila visitatori che accederanno alla mostra con un biglietto riceveranno infatti una speciale carta promozionaleOP13-001 Monkey D. Luffy, distribuita fino a esaurimento delle scorte. Basta conoscere un minimo il mercato delle carte collezionabili per intuire che questo piccolo omaggio potrebbe trasformarsi rapidamente in una delle promo più ricercate dell’anno.

Quello che colpisce maggiormente, però, è il significato simbolico dell’intera operazione. Musei come il Grévin hanno sempre raccontato la memoria collettiva attraverso personaggi realmente esistiti o figure entrate nell’immaginario globale grazie al cinema e alla televisione occidentale. L’arrivo di One Piece rappresenta una sorta di passaggio di testimone culturale, la conferma definitiva che anime e manga sono diventati patrimonio condiviso, al pari delle grandi opere cinematografiche o dei protagonisti della musica internazionale.

Da appassionata di cultura pop mi piace pensare che Eiichiro Oda avrebbe sorriso vedendo questa installazione. In fondo One Piece ha sempre parlato di libertà, di sogni apparentemente impossibili e di persone che trovano la propria famiglia lungo il viaggio. Ritrovare quella filosofia all’interno di uno dei musei più celebri di Parigi assume quasi il valore di una piccola vittoria collettiva per tutti coloro che, negli anni Novanta e nei primi Duemila, difendevano anime e manga da chi li liquidava come semplici cartoni animati.

Se vi capita di organizzare un viaggio nella capitale francese nei prossimi mesi, inserire questa mostra nell’itinerario potrebbe trasformarsi in una delle esperienze più emozionanti per qualsiasi fan della ciurma di Cappello di Paglia. Non capita spesso di poter brindare idealmente insieme a Luffy, scattare una fotografia accanto a Zoro o ritrovarsi davanti a Franky nelle sue mastodontiche proporzioni senza dover attraversare la Rotta Maggiore.

E adesso la curiosità passa a voi. Se poteste sedervi davvero al tavolo delCabaret du Soleil, quale membro della ciurma scegliereste per condividere una cena tra risate, brindisi e racconti di viaggio? Raccontatecelo nei commenti: siamo pronti a scommettere che le risposte saranno quasi numerose quanto le isole visitate dalla Thousand Sunny.

L’articoloOne Piece al Museo Grévin di Parigi: la prima mostra permanente dedicata alla ciurma di Cappello di Pagliaproviene daCorriereNerd.it.

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