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7 Agosto 2026 da Gianluca Falletta

Spaceship Earth diventa una serie Disney+: EPCOT porta il futuro su Disney+

Spaceship Earth diventa una serie Disney+: EPCOT porta il futuro su Disney+
7 Agosto 2026 da Gianluca Falletta

Una gigantesca sfera geodetica piantata davanti all’ingresso di EPCOT potrebbe sembrare, vista con gli occhi di chi non ha mai respirato l’aria di Walt Disney World, semplicemente uno dei tanti monumenti concepiti per diventare immediatamente riconoscibili nelle fotografie dei turisti. Per gli appassionati di Imagineering, però, Spaceship Earth è qualcosa di molto più complicato: è quasi una dichiarazione ideologica trasformata in attrazione, una macchina narrativa costruita attorno all’idea che il progresso umano dipenda dalla nostra capacità di raccontare, scrivere, trasmettere e condividere informazioni. Ora Disney ha deciso di compiere uno di quei movimenti circolari che nella storia dei suoi parchi risultano sempre affascinanti da osservare: prendere quell’esperienza nata nel 1982 e trasformarla nel punto di partenza di una serie televisiva destinata a Disney+. Il servizio streaming ha infatti ordinato il pilot di Spaceship Earth, progetto fantascientifico sviluppato da Jason Fuchs e Michael Waldron, con Lee Toland Krieger alla regia e 20th Television coinvolta nella produzione. Non significa ancora che una stagione completa arriverà sicuramente sulla piattaforma, dettaglio importante in tempi in cui persino il marchio Disney procede con maggiore cautela sugli investimenti televisivi, ma significa che una delle icone assolute dell’Imagineering sta ufficialmente tentando il salto dal parco allo schermo.

Per capire perché la cosa sia molto più interessante del semplice concetto di “serie tratta da una giostra” bisogna tornare alle origini di EPCOT. Walt Disney immaginava l’Experimental Prototype Community of Tomorrow come qualcosa che difficilmente oggi definiremmo parco divertimenti: avrebbe dovuto essere una vera comunità sperimentale, una città continuamente aggiornata attraverso nuove tecnologie, nuovi sistemi di trasporto e differenti modelli urbanistici. Walt morì nel 1966 e quella visione non venne realizzata nella forma originaria; quando EPCOT Center aprì il 1° ottobre 1982, Disney aveva trasformato quel sogno quasi utopico in un parco dedicato al futuro, alla tecnologia, alle culture del mondo e alla fiducia nella capacità umana di migliorarsi. Spaceship Earth era già lì il giorno dell’inaugurazione, racchiusa dentro quella sfera alta circa cinquanta metri che sarebbe diventata per EPCOT ciò che il castello di Cenerentola rappresenta per Magic Kingdom. Il concept era meravigliosamente ambizioso: far salire gli ospiti su veicoli Omnimover e portarli lentamente attraverso la storia della comunicazione, dalle pitture rupestri alla scrittura, dai geroglifici all’alfabeto, dalla stampa di Gutenberg alle telecomunicazioni e alla rivoluzione informatica. Disney oggi descrive ancora Spaceship Earth come l’attrazione simbolo di EPCOT e propone un viaggio di circa sedici minuti attraverso alcune delle tappe decisive della comunicazione umana, ricostruite tramite scenografie e Audio-Animatronics.

Anche questo dettaglio aiuta a capire la differenza rispetto a molte attrazioni contemporanee. Spaceship Earth non nasce da un film, da un personaggio Marvel o da una saga cinematografica già amata. Nasce da un’idea. Il protagonista è sostanzialmente l’essere umano che impara a comunicare. È uno dei residui più puri di quell’EPCOT che considerava un’invenzione scientifica abbastanza spettacolare da diventare intrattenimento, convinzione quasi commovente se osservata nell’epoca dei franchise universali e delle proprietà intellettuali capaci di colonizzare qualunque superficie disponibile. L’attrazione è stata modificata diverse volte, con aggiornamenti importanti nel 1986, nel 1994 e nel 2007, mentre una nuova grande trasformazione annunciata per gli anni successivi venne rinviata durante la pandemia. Oggi continua comunque a raccontare la propria genealogia della comunicazione e possiede persino una voce narrante che molti cinefili riconoscono immediatamente: quella di Judi Dench.

La serie sembra voler prendere quella filosofia anziché riprodurre letteralmente il percorso della dark ride. Il punto di partenza raccontato per il pilot è decisamente più vicino alla fantascienza adventure contemporanea: una missione destinata a impedire un cataclisma globale fallisce e un gruppo di adolescenti provenienti da epoche differenti, dal passato e dal futuro della Terra, è costretto a collaborare contro una minaccia legata al tempo stesso. Il materiale fornito sul progetto indica proprio il viaggio temporale e il progresso umano come elementi mutuati dall’attrazione. L’operazione diventa intrigante perché Jason Fuchs arriva da IT: Welcome to Derry, mentre Michael Waldron possiede ormai un curriculum parecchio familiare a chi frequenta i territori nerd di Disney, Marvel e narrazioni temporali: è stato creatore e head writer della prima stagione di Loki e ha lavorato alla sceneggiatura di Avengers: Doomsday. Affidare a lui una storia nella quale passato e futuro sembrano destinati a collidere non appare esattamente una scelta casuale.

Qui entra in gioco uno degli aspetti più strani e affascinanti della mitologia Disney: il rapporto tra cinema e parchi non funziona più in una sola direzione. Per decenni il modello più intuitivo era semplice: Disney produceva un film e l’Imagineering trasformava quel mondo in uno spazio attraversabile. Poi accadde qualcosa di quasi opposto. Un’attrazione iniziò a comportarsi come una proprietà intellettuale autonoma. Pirates of the Caribbean, inaugurata a Disneyland nel 1967, diventò nel 2003 La maledizione della prima luna e da quella dark ride nacque una saga cinematografica mondiale; il successo fu talmente enorme che il percorso si richiuse su se stesso e Jack Sparrow, personaggio creato per il cinema, finì successivamente dentro l’attrazione che aveva generato il film. Ancora oggi Disney continua ad aggiornare Pirates, dimostrando quanto poroso sia diventato il confine tra esperienza fisica e racconto audiovisivo.

Lo stesso laboratorio creativo ha prodotto risultati molto differenti. The Haunted Mansion è arrivata due volte al cinema, nel 2003 e nel 2023; Jungle Cruise ha trasformato la storica crociera fluviale disneyana in un’avventura con Dwayne Johnson ed Emily Blunt; persino Tomorrowland ha provato nel 2015 a ricavare una mitologia cinematografica da un’intera idea di futuro disneyano. Non tutte queste operazioni hanno replicato la magia commerciale dei Pirati dei Caraibi, e forse proprio questo rende Spaceship Earth particolarmente curiosa. Il materiale di partenza non offre pirati, fantasmi o skipper pronti a diventare protagonisti. Offre concetti come conoscenza, memoria, comunicazione, tecnologia e futuro. Per adattarla bisogna fare quello che l’Imagineering ha sempre saputo fare meglio: trasformare un’idea astratta in esperienza narrativa.

Potrebbe persino nascere uno dei più interessanti paradossi creativi della Disney contemporanea. Spaceship Earth ha raccontato per oltre quarant’anni il modo in cui l’umanità costruisce il futuro comunicando; adesso quella stessa attrazione diventa comunicazione audiovisiva, raggiungendo milioni di spettatori che magari non hanno mai attraversato EPCOT. Se la serie funzionasse davvero, potrebbe poi influenzare inevitabilmente l’immaginario associato alla sfera, magari entrando un giorno nella stessa attrazione attraverso nuovi riferimenti, personaggi o tecnologie. Attrazione che genera serie, serie che modifica la percezione dell’attrazione: una specie di loop temporale perfettamente coerente con la storia che Disney vuole raccontare.

Ed è probabilmente questo il motivo per cui Spaceship Earth merita qualcosa di più della curiosità riservata all’ennesimo adattamento di un brand. Dietro quella sfera non vive soltanto un’icona di Walt Disney World, ma una vecchia convinzione dell’Imagineering: l’idea che il futuro possa essere raccontato prima ancora di essere costruito. Adesso toccherà capire se Jason Fuchs e Michael Waldron riusciranno a trasformare quella fiducia quasi ingenua nel progresso in una fantascienza capace di parlare anche alla nostra epoca, decisamente più diffidente verso tecnologia, comunicazione e futuro. E forse la domanda più nerd di tutte rimane proprio questa: Spaceship Earth diventerà una grande serie perché nasce da una grande attrazione, oppure scopriremo che alcune esperienze Disney funzionano davvero soltanto quando siamo noi a entrarci fisicamente dentro?

L’articolo Spaceship Earth diventa una serie Disney+: EPCOT porta il futuro su Disney+ proviene da CorriereNerd.it – Il magazine nerd by Satyrnet.

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